Gestire le instabilità di vini bianchi e rosati tra packaging, conservazione e mercato

Un’analisi tecnica sulle principali cause di instabilità di vini bianchi e rosati durante la conservazione in bottiglia, tra stress termici, ossidativi e foto-ossidativi, e sulle strategie enologiche per ridurne l’impatto in un contesto di mercato sempre più orientato all’export

Data:

February 3, 2026

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2 minuti

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Testata del Corriere Vinicolo

Gestire le instabilità di bianchi e rosati tra tecnica, logistica e mercato

La conservazione dei vini bianchi e rosati rappresenta oggi una delle sfide più complesse per la filiera vitivinicola, soprattutto in un contesto segnato da un forte orientamento all’export e da scelte di packaging sempre più influenzate da esigenze di marketing. Stress termici, ossidativi e foto-ossidativi, che singolarmente potrebbero non compromettere in modo irreversibile la qualità del vino, tendono infatti ad agire in modo sinergico, amplificando il rischio di instabilità sensoriali lungo la vita commerciale del prodotto.

Nel contributo pubblicato su Il Corriere Vinicolo n. 04 (2 febbraio 2026), Maurizio Ugliano, del Dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona, propone un’analisi puntuale dei principali fattori di stress cui sono sottoposti i vini bianchi e rosati durante trasporto e conservazione, soffermandosi sul ruolo cruciale delle scelte di imbottigliamento e tappatura. L’aumento delle distanze percorse dai vini, in particolare sui mercati extra-UE, espone infatti le bottiglie a temperature elevate e condizioni di stoccaggio non sempre controllabili, con effetti diretti sul profilo aromatico e sulla stabilità del colore.

Accanto allo stress termico, il contributo affronta in modo sistematico il tema dell’ossidazione, evidenziando come il controllo dell’ossigeno – sia in fase di imbottigliamento sia nel tempo, attraverso una scelta coerente delle chiusure – rappresenti un fattore determinante per preservare freschezza e tipicità. Ampio spazio è dedicato anche allo stress foto-ossidativo, spesso sottovalutato nei vini fermi, ma reso sempre più rilevante dall’uso diffuso di vetro chiaro e dall’esposizione prolungata alla luce nei punti vendita.
L’articolo mette così in luce la necessità di un approccio integrato, capace di tenere insieme tecnica enologica, criticità logistiche ed esigenze di mercato. In questo quadro, alcune pratiche di cantina – dalla gestione dei polifenoli ossidabili al controllo dei composti coinvolti nei fenomeni foto-ossidativi – diventano strumenti chiave per ridurre la vulnerabilità dei vini, soprattutto quando le scelte di packaging non sono facilmente modificabili.

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Ultimo aggiornamento: February 3, 2026 8:49 AM