Giacenze in aumento nonostante una vendemmia sotto la media, e un potenziale produttivo che va ripensato in chiave di flessibilità. È questo il nodo che emerge dai dati ufficiali inviati dall’Italia alla Commissione europea e analizzati dall’Osservatorio del vino UIV su Il Corriere Vinicolo n. 7 del 23 febbraio 2026.
La produzione 2025 si è attestata a 44,383 milioni di ettolitri, sostanzialmente stabile rispetto al 2024 e coerente con un’annata definita “scarsa”. Il dato che preoccupa, però, è la dinamica delle scorte: nelle cantine italiane risultano 61 milioni di ettolitri di vino, in aumento del 6% sullo stesso periodo dell’anno precedente; includendo anche i mosti si arriva a quasi 68 milioni di ettolitri (+7,5%). Per il presidente UIV Lamberto Frescobaldi, questo significa che non sono più sostenibili né vendemmie “medie” (circa 47,5 milioni di ettolitri) né, a maggior ragione, volumi come quelli dell’ultimo biennio, finora considerati contenuti. Da qui la proposta: rivedere l’assetto produttivo attraverso una revisione del Testo Unico del Vino per introdurre un sistema capace di “aprirsi o comprimersi” in base alle dinamiche di mercato.