Il tema del contenimento dei costi attraversa trasversalmente produttori, cooperative e grandi imbottigliatori. Le piccole aziende puntano su vendita diretta, marketing esperienziale e relazione con il cliente; le realtà più strutturate valorizzano portafoglio prodotti e flessibilità dell’offerta, includendo referenze dealcolate, entry level e ready-to-drink per intercettare nuovi segmenti.
Anche intermediari, retailer specializzati e canale on-premise sono chiamati a ricalibrare le proprie policy: gestione attiva del pricing, selettività delle forniture, diversificazione dei canali, rafforzamento dell’esperienza in store e maggiore attenzione ai format di consumo flessibili. In un contesto macroeconomico complesso, la difesa dei margini diventa prioritaria.
Il focus sul commercio internazionale aggiunge un ulteriore livello di criticità. I dazi statunitensi e le sanzioni verso la Russia hanno ridefinito le rotte dell’export, spingendo molte imprese a distribuire il rischio e a diversificare i mercati. L’Europa torna centrale, mentre Canada, Giappone e Corea del Sud emergono tra gli sbocchi più promettenti.
Il quadro complessivo non è rassicurante, ma nemmeno statico: il settore appare meno incline ad attendere soluzioni politiche e più orientato al pragmatismo. Innovazione e disciplina finanziaria diventano le due leve di un equilibrio necessario.