Le capitane del Barolo si raccontano

Francesca Vajra e Federica Boffa Pio raccontano responsabilità, tradizione, scelte generazionali e futuro del Barolo.

Data:

July 2, 2026

Tempo di lettura:

2 minuti

Testata del Corriere Vinicolo

Le capitane del Barolo si raccontano

Il ricambio generazionale nel vino non è mai soltanto un passaggio di ruoli. Quando riguarda aziende che hanno contribuito a costruire l’identità di un territorio, diventa anche confronto con un’eredità, assunzione di responsabilità e capacità di trasformare la tradizione in una forza viva. Nel Barolo, questo passaggio assume oggi il volto di due donne che interpretano con sensibilità diverse il rapporto tra nome di famiglia, autorevolezza, qualità e futuro.

A questo tema è dedicato l’articolo di Francesca Ciancio pubblicato su Il Corriere Vinicolo n. 21, costruito come dialogo parallelo tra Francesca Vajra, dell’azienda G.D. Vajra di Barolo, e Federica Boffa Pio, quinta generazione della storica cantina Pio Cesare di Alba. Due storie differenti, unite dal Nebbiolo, dalle Langhe e da una medesima domanda di fondo: come si entra in aziende che portano nomi importanti senza restare prigioniere del peso della storia?

Il confronto mette in luce due percorsi diversi ma non opposti. Francesca Vajra racconta l’ingresso in azienda come una scelta maturata dentro una libertà familiare reale, dopo un anno vissuto come occasione per capire se quel lavoro potesse diventare anche una vocazione personale. Federica Boffa Pio rilegge invece il proprio passaggio alla guida dell’azienda alla luce della scomparsa improvvisa del padre, Pio Boffa, che l’ha costretta ad assumere molto presto una responsabilità piena, pur dentro un percorso già avviato accanto alla famiglia.

Al centro emergono temi che vanno oltre il racconto personale: l’autorevolezza femminile, la sostenibilità sociale dell’impresa, il rapporto tra stile classico ed evoluzione, la necessità di dire alcuni “no” per difendere qualità ed equilibrio. Per Pio Cesare, questo ha significato anche la decisione di non produrre alcuni cru nell’annata 2024, privilegiando la coerenza qualitativa rispetto all’orgoglio aziendale. Per Vajra, la tradizione resta invece uno spazio da proteggere e rinnovare, non una formula da ripetere.

Ne esce un’immagine del Barolo lontana dagli stereotipi: non monumento immobile, ma territorio capace di interrogarsi sul proprio futuro. La tradizione, nelle parole delle due imprenditrici, non è una gabbia, ma un punto di partenza. E la nuova generazione sembra chiamata proprio a questo: custodire ciò che ha ricevuto, senza rinunciare al coraggio di scegliere.