Portinnesti, miglioramento genetico e clima
Su Il Corriere Vinicolo 17 del 25 maggio, Davide Bianchi e Lucio Brancadoro analizzano il miglioramento genetico dei portinnesti tra nuove sfide climatiche, tecniche di selezione e biodiversità del genere Vitis.
May 28, 2026
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Portinnesti, miglioramento genetico e clima
Il miglioramento genetico dei portinnesti torna al centro delle strategie per affrontare una viticoltura sempre più esposta a stress ambientali, siccità, salinità e condizioni pedologiche limitanti. Dopo il ruolo decisivo svolto nella crisi fillosserica e nello sviluppo della viticoltura moderna, il portinnesto si conferma oggi non solo come strumento di difesa, ma come leva agronomica fondamentale per l’adattamento del vigneto ai nuovi scenari climatici. La sfida non riguarda soltanto la selezione di nuovi genotipi, ma anche l’ampliamento della base genetica e l’integrazione di strumenti di analisi più rapidi e accurati.

Il tema è approfondito su Il Corriere Vinicolo 17 del 25 maggio, nell’edizione Il Corriere Vinicolo Vite, a pagina 16, nell’articolo “Miglioramento genetico dei portinnesti tra innovazione e sfide future”. Il contributo è firmato da Davide Bianchi e Lucio Brancadoro del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali - Produzione, Territorio, Agroenergia (DiSAA) dell’Università degli Studi di Milano. Gli autori ricostruiscono l’evoluzione storica del miglioramento genetico dei portinnesti, dai primi incroci tra specie americane di Vitis fino ai programmi più recenti, evidenziando come molti dei portinnesti oggi impiegati derivino ancora dalle selezioni avviate tra fine Ottocento e inizio Novecento.
L’articolo mette in luce le criticità proprie del breeding dei portinnesti, segnato da tempi lunghi, necessità di valutazioni in diverse combinazioni d’innesto, verifiche sull’affinità con numerose cultivar e difficoltà nella selezione di caratteri complessi come la capacità di radicazione o la tolleranza agli stress ambientali. In questo quadro, nuove tecniche di fenotipizzazione, selezione assistita da marcatori e tecniche di evoluzione assistita possono contribuire a ridurre i tempi dei programmi di miglioramento, pur richiedendo una conoscenza ancora più approfondita dei geni e dei marcatori coinvolti. Centrale è anche il tema della diversità genetica del genere Vitis: l’introduzione di specie e genotipi finora poco utilizzati nel breeding può ampliare le possibilità di adattamento dei portinnesti futuri. Le prospettive indicate dagli autori guardano alla tolleranza alla siccità e alla salinità, alla resistenza alla fillossera, all’efficienza nell’assorbimento dei nutrienti e all’interazione con il microbioma del suolo, in una logica di collaborazione tra enti costitutori e ricerca internazionale.
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