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Abstract
La storia della valutazione sensoriale del vino attraversa secoli di filosofia, religione, scienza e arte. Da Sant’Agostino a Tommaso d’Aquino, dalle corporazioni medievali a Peynaud, dalle provocazioni futuriste alle metodologie psicofisiche, emerge un filo conduttore: il vino non è mai stato solo bevanda. È esperienza culturale, linguaggio condiviso, atto conoscitivo. Oggi, quando un panel leader invita a degustare in silenzio e senza pregiudizi, riecheggia la tabula rasa di Tommaso. Quando si attribuiscono punteggi, si riprende la tradizione di Marescalchi. Degustare un vino significa partecipare a una lunga tradizione che unisce corpo e spirito, piacere ed etica, individuo e comunità. Dagli anni Settanta a oggi la valutazione sensoriale del vino ha conosciuto trasformazioni radicali. La diffusione delle guide enologiche, con i punteggi numerici, ha trasformato la degustazione in strumento di marketing. Sul piano metodologico, le norme ISO hanno fissato standard per le prove sensoriali, mentre università e centri di ricerca hanno consolidato i panel test. Negli ultimi vent’anni, le neuroscienze hanno aperto nuove prospettive. Studi di neuroimmagine hanno mostrato come la percezione del vino coinvolga aree cerebrali legate alla memoria e all’emozione. Un altro aspetto centrale è la globalizzazione del gusto. L’espansione dei mercati ha portato alla comparsa di competizioni internazionali, fiere e guide che hanno contribuito a uniformare gli stili, ma hanno anche aperto discussioni sul valore delle differenze culturali. In sintesi, la valutazione sensoriale contemporanea si trova davanti a una sfida: mantenere il rigore scientifico senza perdere la capacità di emozionare, rispondere al mercato senza appiattire la diversità, difendere la cultura del vino come patrimonio collettivo. È una disciplina che deve continuare a evolvere, tenendo insieme le intuizioni del passato e le esigenze del presente.
From Saint Augustine to Thomas Aquinas, from medieval guilds to Peynaud, from Futurist provocations to psychophysical methodologies, a common thread emerges: wine has never been merely a beverage. It is a cultural experience, a shared language, a cognitive act. Today, when a panel leader invites us to taste in silence and without prejudice, it echoes Aquinas’s tabula rasa. When scores are given, it revives Marescalchi’s tradition. Tasting wine means participating in a long tradition that unites body and spirit, pleasure and ethics, individual and community. From the 1970s to the present day, the sensory evaluation of wine has undergone radical transformations. The spread of wine guides, with numerical scores, has turned tasting into a marketing tool. On a methodological level, ISO guidelines have established standards for sensory testing, while universities and research centres have consolidated panel testing. In the past two decades, neuroscience has opened new perspectives. Neuroimaging studies have shown how the perception of wine engages brain areas linked to memory and emotion. Another key aspect is the globalisation of taste: the expansion of markets has led to the rise of international competitions, trade fairs, and guides that have contributed to standardising styles but have also stimulated discussion about the value of cultural diversity. In short, contemporary sensory evaluation faces a challenge: maintaining scientific rigour without losing the ability to inspire emotion, responding to market forces without flattening diversity, and defending wine culture as a collective heritage. It is a discipline that must continue to evolve, reconciling the insights of the past with the demands of the present.
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Parole chiave
valutazione sensoriale del vino, analisi sensoriale, storia della degustazione, panel test, neuroscienze del gusto
wine sensory evaluation, sensory analysis, history of wine tasting, sensory panel testing, neuroscience of taste