La crescente attenzione verso vini a ridotto contenuto di solfiti sta accelerando la ricerca di nuove soluzioni per la stabilità microbiologica. Tra i principali fronti aperti vi è il controllo di Brettanomyces bruxellensis, lievito contaminante capace di compromettere qualità sensoriale e valore commerciale del vino attraverso la produzione di composti indesiderati.
Su Il Corriere Vinicolo n. 14 del 27 aprile 2026, Antonella Costantini e Tiziana Nardi, ricercatrici del CREA Viticoltura ed enologia di Asti e Conegliano, analizzano diversi approcci oggi disponibili, mettendone a confronto efficacia, limiti e condizioni d’impiego. Il contributo evidenzia come le fasi più critiche restino fermentazione malolattica, affinamento e permanenza in botti usate, ambienti favorevoli alla persistenza del Brett.