Conegliano Valdobbiadene, vigneto e clima

Il Consorzio traccia le linee guida per affrontare il global warming e preservare il profilo del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore.

Data:

July 6, 2026

Tempo di lettura:

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Testata del Corriere Vinicolo

Conegliano Valdobbiadene, vigneto e clima

Il cambiamento climatico non è più uno scenario futuro, ma una condizione già misurabile nella viticoltura del Conegliano Valdobbiadene. Temperature più alte, anticipo delle fasi fenologiche, riduzione delle piogge estive e maggiore concentrazione degli eventi estremi mettono alla prova una denominazione fondata su un equilibrio molto preciso: un vitigno prevalente, la Glera, e un territorio collinare circoscritto, riconosciuto Patrimonio Unesco, che non consente semplici spostamenti in quota.

Il tema è al centro dell’articolo di Clementina Palese pubblicato su Il Corriere Vinicolo n. 22 del 6 luglio 2026. A partire da uno studio sul cambiamento climatico con orizzonte 2100, commissionato dal Consorzio Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg all’Università della Cantabria insieme a Banca Prealpi San Biagio, sono state elaborate linee guida operative per garantire al Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore un futuro coerente con il suo profilo organolettico, al momento ancora intatto.

I dati indicano che nell’ultimo trentennio il ciclo fenologico della vite si è accorciato di circa 13 giorni, con vendemmie più anticipate e una maturazione della Glera sempre più esposta al caldo estivo. Da qui al 2100 si prevede un ulteriore incremento delle temperature medie nel periodo aprile-settembre, più giornate oltre i 30 e i 35 °C, più notti tropicali e una redistribuzione delle piogge, meno presenti in luglio e agosto e più concentrate in primavera. Per reagire, il Consorzio ha raccolto in un volume le azioni di contrasto alle avversità climatiche: salute del suolo, incremento della sostanza organica, microinvasi, prevenzione delle microfrane, scelta di portinnesti e viti adattate, recupero delle vecchie viti e gestione della chioma. L’obiettivo è preservare la variabilità interna della denominazione ed evitare standardizzazione e banalizzazione dei vini.