Le Uga intendono valorizzare differenze di suolo, microclima, altitudine, ventilazione e paesaggio, restituendo centralità alle uve, ai vigneti e alle singole aree produttive. Tra le zone individuate figurano lo Stagnone, Triglia, San Nicola e l’Altopiano dei Bagli, territori nei quali il Grillo, insieme a Catarratto e Inzolia, esprime caratteristiche differenti. Il nuovo impianto consentirebbe di affiancare in etichetta i riferimenti a Sicilia, Marsala e alla specifica unità geografica.
La caratterizzazione territoriale è però soltanto una parte del progetto. Il Consorzio vuole proporre il Marsala innanzitutto come vino, servito nel calice e alla temperatura corretta, valorizzandone sapidità, acidità e possibilità di abbinamento a tutto pasto. Tra gli ambiti di sviluppo figurano anche la miscelazione, l’alta cucina e un linguaggio più semplice e contemporaneo, capace di raggiungere un pubblico giovane e interessato alle esperienze.
Un ulteriore asse riguarda la valorizzazione delle tipologie a maggiore maturazione. Il Marsala Fine continua a rappresentare la quota prevalente della produzione, ma il rilancio punta soprattutto su Superiore, Riserva e Vergine, nei quali il tempo di affinamento diventa elemento distintivo e leva di valore per l’intera filiera.
Il nuovo racconto cerca così di unire storia, terroir, qualità e versatilità. L’obiettivo non è soltanto recuperare il prestigio del Marsala, ma renderlo nuovamente comprensibile e desiderabile sui mercati italiani e internazionali.