Preservare la viticoltura sui terrazzamenti significa tenere insieme sostenibilità economica, tutela del paesaggio e capacità di affrontare condizioni climatiche variabili. In Valtellina, dove il lavoro resta quasi integralmente manuale, il futuro del vino passa anche dalla riconoscibilità delle denominazioni e dal rapporto con i consumatori. Il posizionamento premium deve sostenere costi elevati, mentre la comunicazione è chiamata a rendere accessibile la complessità del territorio. Ricerca, innovazione nella gestione dei vigneti e collaborazione con la ristorazione diventano così parti di una strategia comune per mantenere vitale la produzione e rafforzarne il valore.
Su Il Corriere Vinicolo 31/2026, Clementina Palese approfondisce queste prospettive nell’articolo «La Valtellina traccia la rotta del suo futuro», a partire dal convegno della seconda edizione di ViVa Vini Valtellina, svoltasi a Sondrio dall’11 al 14 settembre. Mamete Prevostini, presidente del Consorzio di tutela dei Vini di Valtellina, indica la necessità di consolidare il mercato lombardo, con Milano come riferimento, e costruire maggiore notorietà internazionale. Il dialogo diretto tra produttori e ristoratori e le esperienze capaci di coinvolgere anche chi non è esperto sono gli strumenti proposti per rinnovare il racconto. A questo si affianca la razionalizzazione dei disciplinari, con l’obiettivo di rendere più comprensibile l’articolazione delle denominazioni.