Il concetto di terroir continua a rappresentare uno dei nodi centrali del dibattito vitivinicolo contemporaneo, soprattutto nel momento in cui qualità, identità e sostenibilità sono chiamate a confrontarsi con una crescente pressione tecnologica e produttiva. Una riflessione articolata su questi temi emerge su su Il Corriere Vinicolo n. 2/2026, in un contributo firmato da Fabio Ciarla, che prende spunto da un'intervista - raccolta insieme a Giulio Somma - a Lydia e Claude Bourguignon, agronomi francesi impegnati da anni nello studio dei suoli vitati e delle loro dinamiche biologiche.
Il punto di partenza è una distinzione netta tra vini orientati all’espressione del vitigno e vini capaci di raccontare il territorio di origine. In questa prospettiva, secondo i Bourguignon, il terroir non è una formula astratta, ma il risultato dell’interazione tra clima, topografia, geologia e suolo, elementi che nessuna tecnologia può sostituire, ma solo accompagnare. L’attenzione si sposta così sulla vocazione naturale dei terreni e sulla necessità di riconoscerne i limiti, prima ancora delle potenzialità.