Vino italiano, la sfida del riequilibrio
Giacenze elevate, declassamenti e mercati in contrazione mettono sotto pressione il settore. L’analisi di Paolo Castelletti presentata all’Assemblea UIV.
July 13, 2026
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Vino italiano, la sfida del riequilibrio
Il settore vitivinicolo affronta una fase di forte squilibrio tra produzione, giacenze e capacità di assorbimento dei mercati. I volumi in cantina restano elevati, mentre i consumi interni e gli scambi internazionali rallentano. La conseguenza è una pressione crescente sui prezzi, soprattutto per i vini sfusi, e un ricorso sempre più frequente ai declassamenti per favorire il collocamento del prodotto.
Il quadro è al centro dell’analisi curata da Paolo Castelletti, Segretario Generale di Unione Italiana Vini, pubblicata su Il Corriere Vinicolo n. 23 del 13 luglio 2026. La sintesi, presentata durante l’Assemblea annuale di UIV, ricostruisce le principali dinamiche che stanno condizionando il settore, con particolare attenzione ai movimenti di cantina, alla perdita di valore dei vini declassati e all’andamento dei mercati esteri.

Secondo i dati di Cantina Italia, tra vino e mosto le giacenze superano 53 milioni di ettolitri, il livello più alto dal maggio 2022, nonostante la vendemmia 2025 si sia fermata a 44,4 milioni di ettolitri. In parallelo, i consumi nazionali e l’export mostrano segnali negativi: nei primi mesi del 2026 le vendite nella Gdo sono diminuite e le esportazioni hanno perso volumi e valore. La debolezza della domanda sta spingendo verso il basso i prezzi dello sfuso, con cali particolarmente marcati per i vini comuni.
In questo contesto, i declassamenti rappresentano una soluzione per rendere più agevole la collocazione dei prodotti, ma producono effetti rilevanti sulla struttura e sul valore dell’offerta. Nel 2025 sono stati coinvolti 6,6 milioni di ettolitri di vini Dop e Igp, pari al 20% del potenziale rivendicato, con una perdita complessiva stimata in 516 milioni di euro. Il passaggio verso categorie inferiori non riduce i volumi disponibili, ma li concentra nel segmento dei vini comuni, accentuandone la pressione sui prezzi.
Il quadro internazionale aggiunge ulteriori elementi di difficoltà. Nel primo trimestre 2026 l’export comunitario di vino ha registrato una flessione del 4% in volume e dell’8% in valore. Tra i mercati più critici figurano Stati Uniti, Regno Unito, Svizzera e Giappone. Negli Usa, primo mercato a valore per il vino italiano, i consumi sono in calo dal 2022 e nei primi cinque mesi dell’anno i vini italiani hanno perso il 7%, con il Prosecco come unica componente positiva ma insufficiente a compensare la debolezza generale.