Sicilia, i vitigni antichi guardano al futuro
Il recupero dei vitigni storici siciliani apre nuove prospettive per la biodiversità dell’isola, tra identità territoriale, resilienza e adattamento al climate change.
June 16, 2026
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Sicilia, i vitigni antichi guardano al futuro
Il futuro della viticoltura siciliana può passare anche dal recupero del suo passato più nascosto. Varietà dimenticate, custodite in appezzamenti isolati, orti, monasteri o tramandate da anziani viticoltori, stanno tornando al centro dell’attenzione per la loro capacità di raccontare l’identità dell’isola e, allo stesso tempo, offrire nuove risposte alle sfide produttive e climatiche. Inzolia Nera, Usirioto, Orisi, Muscatidduni, Zzinneuro, Madama bianca e Madama nera, Bianchetta e Virdisi non sono soltanto nomi suggestivi: sono tracce vive di una biodiversità che può diventare risorsa enologica, culturale e ambientale.
Il tema è al centro dell’articolo di Antonella Genna pubblicato su Il Corriere Vinicolo 19 del 15 giugno 2026. Il servizio ricostruisce il percorso che, grazie anche all’impegno della Regione Sicilia, ha portato all’individuazione e alla conservazione di circa 70 biotipi e varietà diverse. Una parte di esse è stata iscritta al Registro nazionale delle varietà di vite, mentre una selezione più ristretta è stata autorizzata anche per la rivendicazione nell’Igt Terre Siciliane.

La forza di questi vitigni “gioiello” risiede nella loro storia di resistenza e nella profonda autonomia genetica ed enologica che li caratterizza. Alcuni arrivano dalle aree montuose dei Nebrodi e delle Madonie, altri sono stati ritrovati nel Trapanese; tutti portano con sé una modernità inattesa. Le prime sperimentazioni e microvinificazioni indicano vini freschi, acidi, con quadri polifenolici diversi, talvolta con basso contenuto zuccherino e con un profilo distintivo rispetto ai classici dell’isola. Per le aziende che hanno scelto di investire su queste varietà, il recupero non è dunque un’operazione nostalgica, ma una possibilità concreta di innovazione di gamma. La biodiversità siciliana diventa così uno strumento per produrre vini nuovi, raccontare territori meno noti e affrontare con maggiore resilienza gli impatti del climate change.
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