Bellone, vitigno autoctono del Lazio tra resilienza climatica e nuove prospettive enologiche
Il Bellone si afferma come uno dei vitigni autoctoni più promettenti del Lazio: resiliente, versatile e adatto anche alla spumantizzazione. L’analisi pubblicata su Il Corriere Vinicolo.
January 28, 2026
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Bellone, vitigno autoctono del Lazio tra resilienza climatica e nuove prospettive enologiche
Tra i vitigni autoctoni del Lazio, il Bellone si sta affermando come una delle varietà più interessanti per affrontare le sfide dell’enologia contemporanea, grazie a una combinazione di resilienza climatica, versatilità produttiva e capacità di esprimere vini freschi e longevi. Il tema è approfondito su Il Corriere Vinicolo n. 3 del 26 gennaio 2006, in un ampio contributo a cura di Maurizio Taglioni.

Vitigno a bacca bianca tra i più antichi della regione, coltivato storicamente tra le province di Roma e Latina – dove nelle aree costiere è noto anche come Cacchione – il Bellone è stato al centro di un rinnovato interesse tecnico ed enologico emerso nel corso dei Bellone Lab 2025, due eventi-laboratorio organizzati dalla Cantina Cincinnato con il supporto di Arsial. In questo contesto si sono confrontate le esperienze di tre enologi di riferimento – Paolo Tiefenthaler, Francesco Silvi e Mattia Bigolin – che da anni lavorano su questa varietà con risultati di rilievo.
Dalle caratteristiche agronomiche, che ne evidenziano vigoria, adattabilità e resistenza alle patologie, fino alla capacità di mantenere acidità e freschezza anche in annate calde, il Bellone mostra una sorprendente attitudine a rispondere ai cambiamenti climatici. In cantina, la gestione dei polifenoli e l’attenzione alle tecniche di pressatura e fermentazione risultano decisive per valorizzarne l’equilibrio e l’espressività, mentre il potenziale per la spumantizzazione – sia con metodo classico sia Martinotti – apre prospettive di ulteriore sviluppo.
Il contributo offre inoltre una lettura approfondita del profilo organolettico e della forte relazione con i territori di origine, dai suoli costieri a quelli vulcanici, restituendo l’immagine di un vitigno capace di interpretare il presente senza rinnegare la propria identità storica. Un’analisi che invita a considerare il Bellone non come una riscoperta nostalgica, ma come una concreta risorsa per il futuro della viticoltura laziale.
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