Cabernet Franc: meno barbatelle, più valore in Toscana

Il calo nazionale delle barbatelle convive con il riposizionamento del Cabernet Franc sulla costa toscana. Francesca Ciancio confronta aziende e vivaisti su clima, scelte varietali e valore.

Data:

October 15, 2026

Tempo di lettura:

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Testata del Corriere Vinicolo

Cabernet Franc: meno barbatelle, più valore in Toscana

Un vitigno può guadagnare attenzione e valore mentre diminuiscono le piante prodotte dai vivai. Il Cabernet Franc mostra questa apparente contraddizione: il dato nazionale delle barbatelle arretra, ma sulla costa toscana il suo ruolo cambia, passando da componente dei tagli a protagonista di progetti in purezza. Per leggere il fenomeno occorre distinguere territori, andamento degli impianti e posizionamento dei vini, osservando come clima e domanda contribuiscano a orientare le scelte varietali.

Su Il Corriere Vinicolo 32/2026 del 12 ottobre, Francesca Ciancio approfondisce queste dinamiche nell’articolo «Il successo di un’uva che si pianta sempre meno». Il confronto raccoglie le voci di Marco Tait, enologo di Ampeleia, Christian Coco, direttore tecnico di Poggio al Tesoro, David Bambini, area manager di Vivai Cooperativi Rauscedo, e del vivaista Marco Moroni. Ne emerge un quadro nel quale il calo complessivo e l’interesse di alcune aziende toscane convivono, senza tradursi in un’espansione generalizzata.

Nel 2025, secondo i dati riportati, in Italia sono state prodotte circa 1,5 milioni di barbatelle di Cabernet Franc, contro 1,9 milioni nel 2024 e quasi 2,5 milioni nel 2021. Il ridimensionamento viene ricondotto soprattutto al Nord-Est, dove gli impianti si orientano verso i bianchi. In Maremma e a Bolgheri, invece, le testimonianze descrivono sostituzioni del Cabernet Sauvignon e del Merlot, anche attraverso il sovrainnesto. Il quadro toscano resta articolato: le vendite di Franc riferite da Rauscedo sono scese dal picco del 2023, nel contesto della contrazione dei rossi e della riduzione dei contributi pubblici, mentre nel tempo è cresciuto il suo peso rispetto al Sauvignon. Alla base delle scelte aziendali, gli intervistati indicano la ricerca di finezza e facilità di beva, insieme alle risposte del vitigno alle condizioni climatiche della costa. Cambiano anche la maturazione e l’espressione delle note vegetali, mentre sulla produttività emergono valutazioni diverse tra i vivaisti. Il successo descritto riguarda dunque soprattutto valore e reputazione di produzioni contenute. L’inchiesta collega questo riposizionamento alla geografia degli impianti e alle scelte agronomiche, mostrando perché i soli volumi vivaistici non esauriscano la lettura del fenomeno.