Export del vino, diversificare mercati e canali
Quattro giovani imprenditori di AGIVI indicano nella distribuzione del rischio tra Paesi, partner e canali la risposta a mercati sempre più instabili.
September 11, 2026
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Export del vino, diversificare mercati e canali
Diversificare non significa abbandonare i mercati storici, ma ridurre la dipendenza da un singolo Paese, cliente o canale distributivo. Dazi, costi logistici, instabilità geopolitica e cambiamento dei consumi impongono alle imprese vinicole una presenza internazionale più articolata. Gli Stati Uniti restano centrali per l’export italiano e non possono essere sostituiti, nel breve periodo, da un mercato capace di assorbire gli stessi volumi. La sicurezza, tuttavia, non consiste più nell’individuare una sola destinazione privilegiata, ma nel distribuire il rischio e continuare ad aprire spazi commerciali ancora poco presidiati.
È la prospettiva proposta nella Pagina di Agivi pubblicata su Il Corriere Vinicolo 27/2026 attraverso le esperienze di Emanuele ed Ernesto Rocca di Angelo Rocca & Figli, Luigi Di Majo Norante dell’omonima azienda molisana e Fabio Cecchetto di Ca’ di Rajo. Le tre realtà hanno storie, dimensioni e territori differenti, ma condividono la necessità di interpretare un mercato internazionale frammentato. Per i fratelli Rocca la diversificazione riguarda Paesi, canali e clienti; Di Majo Norante deve coniugare l’espansione estera con la limitata riconoscibilità internazionale del Molise; Cecchetto sottolinea invece che le difficoltà statunitensi derivano non soltanto dai dazi, ma anche da trasformazioni dei consumi che devono essere comprese.

Asia, Africa e Sud-est asiatico rappresentano prospettive da costruire prima che mercati già maturi. Giappone, Cina e Corea offrono gli sbocchi asiatici più consolidati, mentre India, Thailandia, Vietnam e Singapore mostrano potenzialità differenziate per fasce di prezzo e tipologie di prodotto. Anche i monopoli canadesi e nord-europei possono diventare porte d’ingresso, purché le aziende comprendano le regole dei tender e scelgano partner capaci di valorizzarne identità e offerta. La diversificazione coinvolge infine i canali: importatori, horeca, distribuzione, degustazioni, visite in cantina, social e community non sono alternative assolute, ma strumenti da calibrare sugli obiettivi. Per la nuova generazione, internazionalizzare non significa soltanto vendere bottiglie all’estero: richiede capacità di leggere ogni mercato, adattare prodotto e strategia, costruire relazioni stabili e rafforzare collettivamente la promozione del made in Italy.