Il vino come seconda possibilità per i detenuti

Dalla fattoria sociale “Al Fresco di Cantina” a Gorgona e Vite Libera, il lavoro nel vino diventa strumento di formazione, riscatto e reinserimento.

Data:

July 14, 2026

Tempo di lettura:

2 minuti

Testata del Corriere Vinicolo

Il vino come seconda possibilità per i detenuti

Il lavoro in vigna e in cantina può diventare uno strumento concreto di rieducazione, formazione e reinserimento sociale. Non si tratta soltanto di produrre vino all’interno di un istituto penitenziario, ma di offrire competenze, responsabilità e prospettive a chi sta scontando una pena e dovrà tornare a confrontarsi con il mondo esterno.

L’esperienza della fattoria sociale “Al Fresco di Cantina”, attiva nel carcere di Sant’Angelo dei Lombardi, in provincia di Avellino, è raccontata da Patrizia Cantini su Il Corriere Vinicolo n. 23 del 13 luglio 2026. Il progetto nasce dal percorso avviato dalla Conferenza Episcopale Italiana con il Progetto Policoro e proseguito attraverso la Cooperativa Sociale Il Germoglio, fondata da Marco Luongo.

Dopo attività di alfabetizzazione, formazione, tipografia e carrozzeria, la cooperativa ha recuperato un vigneto sperimentale di due ettari situato all’interno del carcere. La cantina è stata poi realizzata nei locali parrocchiali di Morra De Sanctis, grazie a un finanziamento regionale e al sostegno della diocesi. Qui i detenuti selezionati lavorano con un contratto a tempo determinato, occupandosi della vigna e delle attività di cantina secondo quanto previsto dall’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario.

La produzione si aggira intorno agli 80 ettolitri annui e comprende cinque etichette: quattro vini bianchi da Fiano, Greco, Coda di Volpe e Falanghina e un rosso da uve Aglianico acquistate sul territorio. Le bottiglie, circa 5.500 all’anno, vengono distribuite soprattutto attraverso le diocesi, le botteghe solidali e i mercati di Campagna Amica.

Il valore più rilevante del progetto non è però soltanto economico. Secondo Marco Luongo, nessuno dei detenuti che ha lavorato nella fattoria sociale è risultato recidivo dopo la scarcerazione. Resta più difficile trasformare le competenze acquisite in occupazione stabile, soprattutto quando gli ex detenuti rientrano in territori poco vocati alla vitivinicoltura, ma l’esperienza dimostra il ruolo decisivo del lavoro nel percorso di reinserimento.

L’articolo richiama anche altre iniziative: l’associazione Seconda Chance, che mette in contatto imprese e detenuti attraverso le opportunità previste dalla Legge Smuraglia; il progetto Gorgona di Frescobaldi; e “Vite Libera”, il primo corso per sommelier riservato ai detenuti, promosso da Ais Toscana. Esperienze diverse, accomunate dall’idea che il vino possa offrire non soltanto un mestiere, ma una possibilità concreta di ripartenza.